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Il neoclassicismo in Italia

La letteratura italiana della fine del Settecento rispecchia fedelmente l'intreccio di correnti nuove e sopravvissute che si è verificato in Europa con il sovrapporsi della cultura neoclassica al gusto nordico, spesso malinconico, e dei resti della cultura arcadica ai canoni della concezione estetica sensistica. Il gusto neoclassico era quello che maggiormente si accpstava alle tendenze della cultura italiana del tempo, poiché esso costituiva un eccezionale punto d'incontro tra l'illuminismo e il nascente romanticismo. Lo spunto per l'esplosione del movimento neoclassico lo diedero gli scavi di Pompei, Ercolano e Paestum, seguiti religiosamente da Winckelmann, che dedicò la propria vita alla teorizzazione dell'ideale neoclassico di bellezza. Scrittori molto distanti tra loro per formazione, per i diversi presupposti ideologici e per le differenti motivazioni artistiche hanno trovato nel neoclassicismo una fonte di ispirazione comune, sia per spirito polemico nei confronti dei tempi, sia per rimanere in contatto con il mondo eccezionalmente ricco del passato, che riaffiorava quasi miracolosamente dagli scavi archeologici, inondandoli di incontenibile nostalgia per quel mondo medesimo, pregno delle tracce più nobili della operosità dell'uomo, della sua immaginazione e del suo profondo senso estetico. In Italia, negli ultimissimi anni del Settecento, il cosiddetto triennio giacobino, si fece velocemente largo un classicismo di tipo repubblicano, dai connotati estremamente vivaci e polemici. In un clima di ferventi cambiamenti ideologici molte attenzioni furono rivolte al teatro, preso di mira perché molto adatto a coinvolgere politicamente il pubblico, tramite l'efficacia della gestualità. Tra i contemporanei vennero preferiti Vittorio Alfieri (Asti 1749 Firenze 1803) e il drammaturgo e poeta francese MarieJoseph Chén«er(Costantinopoli 1764. Grande diffusione ebbe anche una lirica repubblicana, con proposte poetiche collettive il cui messaggio politico era sempre evidente, come ne Parnaso democratico che si avvalse della collaborazione sia di Foscolo che di Monti, e con la nascita della cosiddetta «poesia d occasione», anch'essa dai contenuti spiccatamente politici. La vera spinta al neoclassicismo venne dal di vieto napoleonico di far politica servendosi della letteratura; divieto che «invitava» i poeti a dedicarsi al bello o, al massimo, alla celebrazione del regime, se proprio non potevano evitare di occuparsi di tematiche «pubbliche».

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Aniello Amato mail:a41081z@yahoo.it

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